Dove tutto è Iniziato

Quello che stai per leggere, è stato il primo saggio che ho scritto allapertura della pagina AINGs.

Un saggio nato per spiegare il reale motivo che mi aveva spinto a tenere i miei capelli afro al naturale.

Questo testo è andato virale ed ha poi dato il via a tutto il progetto.

 Qui ho raccontato la verità. Ho svelato a chiunque volesse darmi ascolto il perché abbia scelto di diventare Nappy.

IO CHI SONO?”

 Perché sei diventata Nappy? Stai così bene con i capelli lunghi, lisci e mossi”.

 Ogni volta che mi fanno questa domanda, vengo proiettata ad un anno e mezzo fa, e dentro di me riaffiorano ricordi che nessuno può immaginare, ma solo io. Perché sono io ad aver provato ciò che sto per raccontarti.

 Non so se sia mai successo anche a te, ma ogni tanto mi capita di avere delle crisi di identità dovuta ad episodi passati, a parole dette (e anche a quelle non dette) o semplicemente di ingarbugliarmi in pensieri confusi e contorti.

Forse è il mio segno zodiacale: si sa, i Pesci sono dei gran sognatori e amano riflettere, meditare su ciò che li circonda e, di conseguenza, sulla loro vita.

Solitamente dopo un paio di giorni di riflessione acuta queste crisi mi abbandonavano e continuavo la mia vita allegramente, ma quella di un anno e mezzo fa fu veramente tosta.

 Fu un periodo pesante, i pensieri positivi erano ridotti all’osso e mi resi conto che questa crisi, voleva ma soprattutto doveva essere affrontata seriamente.

 Non poteva essere ignorata ed accantonata per l’ennesima volta. Dovevo trovare il coraggio di  guardarmi dentro come non avevo mai fatto prima.

 La riflessione incominciò così: IO CHI SONO?

 Le risposte furono tante e svariate: sono una figlia, una ragazza, una donna, una studentessa, una commessa, una lavoratrice, unAfricana, unItaliana, una Brianzola, etc.

 Ma ogni risposta era incompleta e contraddittoria perché nellessere ragazza, la vita mi faceva essere grande”.

 Infatti, pensando al mio percorso di vita, ero già una donna ma la mia età non era daccordo.

 Essere, invece, una studentessa non aveva niente di così complicato da intendere, ma se già lavoravo dalletà di 16 anni, in quale categoria rientravo?

Potevo essere una lavoratrice che considerava il suo lavoro un hobby per mantenersi gli studi? Oppure una studentessa lavoratrice a tutti gli effetti?

Sicuramente sono Africana mi dissi, il colore della mia pelle lo dimostra ma quanto lo sono realmente? Il mio corpo, i miei tratti, il mio naso lo confermano, ma la mia voce, il mio accento, il mio modo di pensare mi allontanano da quel continente che potrebbe essere il mio.

 Per tagliare la testa al toro mi chiesi “allora sono Italiana o no?” Ho sempre vissuto qui. Ho fatto le scuole qui, i miei amici sono Italiani, la mia voce dice che sono Italiana, aspetta però – ma gli Italiani non sono neri o almeno non ne ho ancora visto uno. Mi hanno detto che “non esistono Italiani neri.

 Tutte queste risposte incomplete mi portarono ad uno scontro interiore devastante, combattevo contro me stessa, non sapevo chi ero, non mi riconoscevo in niente e nessuno.

E lí mi accorsi che non conoscere se stessi è una delle sofferenze più insopportabili dell’anima.

 Mi sentivo sola, abbandonata, unaliena, un extraterrestre e la domanda ricorrente era…ci saranno altri come me? Se non ci fossero…

 Allora io dove devo stare?

 Qual è il mio posto? Da che parte mi devo sedere se tra gli Italiani sono quella Africana, e tra gli Africani sono quella Italiana?

 Da qui cominciai un viaggio, unanalisi, una ricerca, una sorta di ridefinizione della mia persona, del mio essere e del mio IO.

 Questa riscoperta di me stessa cominciò leggendo un mistico chiamato Osho, che capitolo dopo capitolo mi aiutò a spogliarmi delle vesti che mi ero cucita addosso, delle maschere, delle corazze che proteggevano il mio vero essere.

 

Grazie ad Osho cominciai a vivere pienamente ogni singolo istante della mia vita senza freni, con meno dubbi, più certezza ma soprattutto una maggiore consapevolezza di me stessa.

 Così iniziai ad accettare le mie origini, il colore della mia pelle, la mia Italianità, la mia Africanità, il mio corpo ed infine i miei capelli.

Cominciavo a vedermi sotto unaltra luce, una luce nuova, una prospettiva diversa, unangolazione più aperta anche se… scomoda.

Scomoda perché mi spingeva verso una direzione particolare. Una direzione in cui non cera un gruppo di persone ben definitivo, ma ero nel mezzo di due schieramenti.

E nonostante mi sembrasse di esser sola liin mezzo, finalmente mi sentivo me stessa, potevo essere ciò che volevo IO senza che fossero gli altri a dirmi cosa o chi dovevo essere.

Tra tutte queste tappe” credo che la questione capelli” sia stata la più meditata. Si perché penso che per una donna i capelli siano molto importanti, della serie toccatemi tutto (non proprio tutto!!) ma non i miei capelli.

Così nel corso del tempo le acconciature variavano di mese in mese, dalle più semplici alle più svariate e drastiche. E ognuna di queste rappresentava il mio stato danimo del momento, la ribellione del momento, la semplicità del momento, la pace del momento – ogni style mostrava un IO diverso.

Ed ora che ero finalmente ME STESSA, quale capigliatura mi avrebbe rappresentata? Ora che ero consapevole di chi ero, del mio potenziale, delle mie debolezze, dei miei punti di forza, quale capigliatura poteva racchiudere tutto questo?

 Se volevo essere me stessa, dovevo lasciare che anche i miei capelli fossero loro stessi no?

Quindi quale miglior modo se non farli crescere al naturale! Così come sono! Farli crescere allo stato puro… cosicché anche lultima maschera sarebbe caduta.

Mi sono presa quattro mesi di tempo per riflettere, per cercare informazioni, metodi e trattamenti per la cura dei capelli Afro al naturale. Non so quanti tutorial avrò visto in quei mesi ma davanti a me si è aperto un mondo FANTASTICO!

 Avevo un podi paura perché non riuscivo a capire tutto ma grazie a Belinda, che ho conosciuto personalmente tramite un’amicizia in comune, e con laiuto di Facebook, mi dava consigli e dritte ad ogni ora.

Mi spiegava tutto per filo e per segno con una pazienza infinita. E io finalmente ero un po’ più serena e fiduciosa che ce l’avrei fatta. Ce l’avrei fatta a lasciare al naturale i miei capelli e a gestirli.

Primo taglio 3 cm (parecchio indecisa ancora), dopo un mese altri 5, dopo 2 mesi sono andata spedita dal parrucchiere ed ero convinta, ero pronta a liberarmi di quei capelli stiracchiati, bruciati,

 Liberarmi da quel colore marroncino scuro segno di bruciature chimiche, libera dalle mode Africane occidentalizzate…BIG CHOP!

 E nell’Aprile 2013…

 ero finalmente un’Afropolitana con una mente libera, il mio corpo, i miei bei capelli…IO.

 Evelyne.